- Sumário
- Folheto do drama para música L’olimpiade (1774)
- Ano
- 1774
- Localização
Biblioteca Geral da Universidade de Coimbra (Misc. 567); Biblioteca Nacional de Portugal (L. 5716 - P)
- Impresso
- Stamperia Reale
L’olimpiade
L’olimpiade
Dramma per musica da rappresentarsi nel Real Teatro dell’ Ajuda
In occasione di Festeggiarsi il felicissimo giorno natalizio di sua real maesta L’ Augustissima signora, D. Marianna Vitoria, Regina fidelissima nella Primavera dell’ anno 1774
Nella Stamperia Reale
Argomento
Nacquero a Clistene re di Sicione due figliuoli gemelli, Filinto ed Aristea; ma avvertito dall’oracolo di Delfo del pericolo ch’ei correrebbe d’essere ucciso dal proprio figlio, per consiglio del medesimo oracolo, fece esporre il primo e conservò la seconda. Cresciuta questa in età ed in bellezza, fu amata da Megacle nobile e valoroso giovane ateniese, più volte vincitore ne’ giuochi olimpici. Questi non potendo ottenerla dal padre, a cui era odioso il nome ateniese, va disperato in Creta. Quivi assalito e quasi oppresso da masnadieri, è conservato in vita da Licida, creduto figlio del re dell’isola, onde contrae tenera ed indissolubile amistà col suo liberatore. Avea Licida lungamente amata Argene nobil dama cretense e promessale occultamente fede di sposo; ma scoperto il suo amore, il re risoluto di non permettere queste nozze ineguali perseguitò di tal sorte la sventurata Argene che si vide costretta ad abbandonar la patria e fuggirsene sconosciuta nelle campagne d’Elide, dove, sotto nome di Licori ed in abito di pastorella, visse nascosta a’ risentimenti de’ suoi congiunti ed alle violenze del suo sovrano. Rimase Licida inconsolabile per la fuga della sua Argene; e dopo qualche
tempo, per distrarsi dalla sua mestizia, risolse di portarsi in Elide e trovarsi presente alla solennità de’ giuochi olimpici che ivi col concorso di tutta la Grecia dopo ogni quarto anno si ripetevano. Andovvi, lasciando Megacle in Creta; e trovò che il re Clistene eletto a presiedere a’ giuochi suddetti, e perciò condottosi da Sicione in Elide, proponeva la propria figlia Aristea in premio al vincitore. La vide Licida, l’ammirò ed obbliate le sventure de’ suoi primi amori ardentemente se ne invaghì; ma disperando di poter conquistarla, per non esser egli punto addestrato agli atletici esercizi di cui dovea farsi pruova ne’ detti giuochi, immaginò come supplire con l’artificio al difetto dell’esperienza. Si sovvenne che l’amico era stato più volte vincitore in somiglianti contese; e, nulla sapendo degli antichi amori di Megacle con Aristea, risolse di valersi di lui, facendolo combattere sotto il finto nome di Licida. Venne dunque anche Megacle in Elide alle violenti istanze dell’amico; ma fu così tardo il suo arrivo che già l’impaziente Licida ne disperava. Da questo punto prende il suo principio la rappresentazione del presente drammatico componimento. Il termine o sia la principale azione di esso è il ritrovamento di quel Filinto, per le minacce degli oraco-
li fatto esporre bambino dal proprio padre Clistene; ed a questo termine insensibilmente conducono le amorose smanie di Aristea, l’eroica amicizia di Megacle, l’incostanza ed i furori di Licida, e la generosa pietà della fedelissima Argene.
(Herod. Paus. Nat. Com, etc.
La scena si finge nelle campagne d’Elide, vicine alla città d’Olimpia alle sponde del fiume Alfeo.
Mutazioni di Scene
Nell’atto Primo
Fondo servoso di cupa, ed angusta valle, adombrata dall’alto da grandi alberi, che giungono ad intrecciare i rami dall’uno all’altro colle, fra i quali è chiusa.
Vasta campagna alle falde d’un monte, sparse di capanne pastorali. Ponte rustico su’l fiume Alfeo, composti di tronchi d’alberi rozzamente commessi. Veduta della Città d’Olimpia in lontano, interrota da poche piante, che adornano la pianura, ma non l’ingombrano.
Nell’atro Secondo
L’interno d’una Capanna Pastorale.
Veduta esteriore d’un Circo in parte rovinato.
Nell’atto Terzo
Bipartita, che si forma dalie ruine di un antico Ippodromo, già ricoperto in gran parte d’edera, di spini, e d’ altre piante selvagge.
Aspetto esteriore del gran tempio di Giove Olimpico, dal quale si scende per lunga, e magnifica scala, divisa in diversi piani. Piazza innanzi al medesimo con ara ardente nel mezzo.
Bosco all’intorno de’sacri Olivi silvestri, donde formavansi le Corone per gli Atleti vincitori.
Il dramma è del celebre Abate Metastasio, poeta Cesareo
La musica è del celebre Jommelli, maestro di cappella, pensionario all’ attual servizio di S. M. F.
Le scene sono d’ invenzione del sig. Giacomo Azzolini, architetto teatrale attual servizio di S. M. F.
Le macchine, e decorazione son del sig. Petronio Mazzoni, macchinista attual servizio di S. M. F.
Li abiti de’ virtuosi cantanti sono d’ invenzione, e disegno degl’ Eredi Mainino di Milano. Quei delle danze, del sig. Paolino Solenghi, attual servizio di S. M. F.
Attori.
Clistene Re Di Sicione, Padre D’aristea, Il Sig. Luigi Torriani
Aristea sua figlia, amante di Megacle, il sig. Giambattista Vasques
Megacle amante d’Aristea ed amico di Licida, il sig. Carlo Reyna
Argene dama cretense in abito di pastorella sotto nome di Licori, amante di Licida, il sig.Giuseppe Orti
Licida creduto figlio del re di Creta, amante d’Aristea ed amico di Megacle, il sig. Giovanni Ripa
Aminta aio di Licida, il sig. Loreto Franchi
Alcandro confidente di Clistene, il sig. Giuseppe Romanini
Coro
Di pastori e ninfe
Di atleti
Di sacerdoti
Tutti Virtuosi della Real Cappella di S. M. F.
Comparsi
Guardie Reali
Soldati del seguito di Glistene
Soldati del seguiti Aristea
Sacerdoti
Paggi
Popolo
Li balli
Sono d’ invenzione del sig. Francesco Sauveterre, ed eseguiti dalli seguenti
Sig. Pietro Colonna
Sig. Tommaso Zucchelli
Sig. Benedetto Lombardi
Sig. Paolo Orlandi
Sig. Giambattista Flambò
Sig. Niccola Midossi
Sig. Teofilo Corazzi
Sig. Carlo Vitalba
Sig. Francesco Zucchelli
Sig. Luigi Bellucci
Sig. Luigi Bardotti
Sig. Maurino Zucchelli
Tutti all’ attual servizio de S. M. F.