- Sumário
- Folheto da composição Il Trionfo della Virtù (1777)
- Ano
- 1777
- Localização
- Biblioteca Geral da Universidade de Coimbra (Misc. 599)
- Impresso
- s. a., s.. l., s. i.
Il Trionfo della Virtù
Componimento dedicato alla Eccellenza del Signore Marchese di Pombal, Primo ministro, Segretario di Stato, ecc. ecc. del re fedelissimo di Eleonora de Fonseca Pimentel
Plus Etiam, quam quod superis contingere possit
Ovid., Metam. lib. II
Eccellenza,
Non vi è cosa nè più difficile a rinvenire, nè rinvenuta, più piacevole agli occhi del cielo e della terra, quanto il mirare un giusto Re servito da saggio Ministro, ed ugualmente fermo il primo in affidarsi ai consigli del secondo, che costante il secondo in sacrificarsi ai servigi del primo. Imperciocchè, se il Re è l'immagine della Divinità, perchè il
distributore della giustizia, e della provvidenza eterna; il Ministro non solamente è l'immagine del Re, come quello, per cui ogni civil ragione dal trono si diffonde nei popoli; ma è insieme l'immagine de' popoli, per cui e i bisogni, e le preghiere di questi si sollevano al trono: onde nel duplice dilicato impiego diviene egli la salda base, su cui si appoggiano del pari e la dignità del regio potere, e la fermezza della pubblica felicità. Ora il Portogallo presta un luminoso esempio di questa verità nel glorioso governo del fedelissimo Giuseppe primo e nel diligente ministero di V. E.
Questa nazione, la quale diè mirabil principio a se stessa innalzando il suo Principe o Re nell'atto di marciare a terribile e sterminata oste infedele, confermò con l'illustre vittoria l'ardire, che l'avea preceduta, ed ebbe figliuoli del proprio valore il suo imperio, e le sue leggi. Ma quel ch'è più da notare,
fondata, ampliata, e costretta a sostenersi colle armi, nulla mischiò di dominio militare nella sua civile amministrazione, e non mai soggetta agli abusi delle leggi feudali, le cui conseguenze soffrono tutta via i più culti regni di Europa, rese i sudditi ugualmente dipendenti dal trono, e capaci dei medesimi privilegi. Picciola quindi, ma soprabbondante a se stessa, e quasi ella sola vegliasse alla sicurezza e alla grandezza di Europa, mentre questa si dilacerava nelle sue divisioni, i Portoghesi conquistavano le costiere dell'Affrica; scoprivano i mari e i deserti di questa inculta regione; aprivano la navigazione delle Indie orientali; facevano ivi potente diversione all'impeto dei Turchi; forse prestando i lumi, onde altri si prevalse con più felice successo; accrescevano la quarta parte alla terra, e destando nelle nazioni l'emulazione del commercio, introducevano in esse più solidi studi, nuove arti, e nuova polizia.
Finalmente l'immatura morte di un Re, il quale troppo credendo al proprio valore, forse sedotto dagli altrui infedeli consigli, trasse seco a perire il fiore e il nerbo del regno, fu il primo passo alla declinazione di così felici disposizioni.
La nazione gelosa del proprio onore, cedendo poscia a principe straniero, sostenne, è vero, i suoi privilegi, ridiede la libertà a se stessa, quando li conobbe offesi, ed offerì, e rese in poche ore la corona all'antico sangue dei suoi Sovrani; e l'Augustissima casa di Braganza nel ricevere lo scettro dalle mani de' popoli volenti unì gloriosamente sul trono ai legittimi diritti della nascita le universali acclamazioni dei sudditi.
Ma gli smembramenti sofferti nelle Indie durante questo periodo; gli abusi introdotti per seminar diffidenza, e dividere i popoli; le lamentevoli alterazioni intruse negli studi; e sopratutto
la negligenza delle scienze matematiche, dalle quali, mercè i sudori degli stessi Infanti Reali, e tanti lumi alla navigazione, e così ampia strada erasi aperta alle glorie del regno (giacché nelle nazioni illuminate i gradi di felicità son da calcolarsi su quelli degli avanzamenti in queste scienze), avevano indebolite le forze dello stato, ne avevano alterate le costituzioni, e snervata l'attività, e viziate le opinioni dei cittadini.
Cagioni, che traendo immediatamente e alla decadenza del commercio, e ai pregiudizi, e ai disordini, che opprimono le intere virtù del corpo politico; il Portogallo glorioso nel ristabilirsi, quando lo fu nel fondarsi, perché sempre della sua sorte debitore a se stesso, parve da quel movimento guerriero cadere in una specie di inerzia, e palesar la sua grandezza soltanto nella soverchia generosità di troppo concedere a' suoi alleati. E gli altri popoli superbi de'
nuovi lumi, e immemori della origine di essi affettavano di rammentarsi quasi per sola tradizione che i Portoghesi erano stati i discopritori dell'India.
Il sempre invitto e sempre augusto Giuseppe primo venne finalmente ad apportare nuova epoca di luce e di grandezza alla Monarchia. E l'E. V. oculato ed attivo Ministro di così provvido Sovrano, armato di quella magnanimità, che annuncia gli uomini eletti a cambiar l'aspetto delle nazioni, penetrò le intricate e remote cagioni de' tanti lagrimevoli effetti; vi oppose i pronti e saldi ripari; infondendo l'energia della sua mente creatrice in tutte le interne molle del regno, vinse i tempi, e le circostanze, e rendette al gran genio nazionale il primiero vigore: cosicché i grandi eventi obbligati a seguirsi l'un l'altro dalla savia provvidenza, ond'erano stati disposti, l'Europa imitatrice vide il Regno di Portogallo divenire in lei
norma, e principio, d'inaspettati movimenti; e potente di fortissimi eserciti, ricco di nuove arti, di nuova agricoltura e di nuovo propagato commercio, disserrando i venerandi santuari e delle scienze (a) e delle patrie leggi, procurare a' cittadini la duplice felicità di essere felici, e di conoscersi tali, e sorgere finalmente, e perfezionarsi quasi ad un tratto fra quelle calamitose vicende nelle quali avrebbero dovuto soccumbere le più fiorite nazioni.
Ma egli è appunto in mezzo a tali vicende, che l'E. V., non mai da qualunque accidente sorpreso, e di tutti maggiore, intrepido Filosofo, indefesso Ministro, sensibile Cittadino, tutto al Re, tutto al Regno e sempre uguale a se stesso, diviene col suo zelo e colla sua fedeltà salda custodia del trono, e in quei momenti terribile di confusione e di orrore, in cui la natura commossa
(a) Si allude alla nuova cattedra di jus patrio introdotta nell'Università di Coimbra.
contra se stessa parve minacciare nella Capitale la fortuna dell'intero regno, fa di sua vigilanza argine alla pubblica ruina; assicura la ricchezza degli estinti ai superstiti; versa sugli afflitti sudditi le beneficenze Reali; e nelle ceneri ancora della distrutta Città cerca e rispetta le proprietà de' suoi abitatori: e l'ordine più bello della risorta Lisbona è, che nel rinnovare se stessa abbia conservato illesi i diritti degli antichi possessori.
Le pronte e benefiche provvidenze in tale comune disavventura; la libertà renduta agli schiavi e le distribuite terre, e i nuovi onori degli Americani parlano a tutti i popoli, ed a tutti i secoli. Il nome Portoghese passerà alle generazioni future vestito della doppia gloria di avere il primo tratte fra i dubbiosi varchi dell'oceano le nazioni a nuove scoperte, e di aver dato loro l'esempio di reggere colla virtù i regni conquistati col valore.
E l'imparziale Filosofia, e la grata Umanità eterneranno nei loro annali e consacreranno ai giusti Re ed agli ottimi Ministri i gran nomi di Giuseppe e di Carvaglio, come la Poesia e la Storia consacrarono alla dignità imperiale quelli di Augusto e di Cesare.
Io non ho potuto raffrenare, o Signore, il potente entusiasmo in me destato e dalla ammirazione di così straordinarie cose, e dalla tenerezza di vederle eseguite in una nazione, nella quale io non nacqui, ma della quale son figlia. Ispirato da questo è il seguente drammatico componimento, che io dedico a V. E. Egli prende soggetto da un esecrando attentato: ma questo attentato istesso è il pregio più luminoso della vostra gloria, poichè l'alloro più degno della vera virtù è quello, ond'essa si adorna su i vizi debellati. Ed egli è ben giusto, che di anno in anno si celebri, e vada ne' fasti lusitani segnato di splendore
e di gioia quel memorando giorno, nel quale contento del sollecito frutto de' vostri gloriosi sudori, voi innalzaste, o Signore, a nome della risorta nazione ammirabile monumento di riconoscenza e di fede al Pio, Felice, Augusto Sovrano; e riceveste ai piedi di quel monumento stesso eterno attestato della gratitudine dei vostri concittadini, e vedeste il zelo di questi cangiarvi in nuovi trionfi le vili trame dell'altrui depressa perfidia. Io sono adunque in questi versi quasi un organo delle sincere voci, che così gran giorno e così grande avvenimento hanno eccitato ne' cuori e de' vostri fedeli ammiratori e de' veri cittadini, ai quali la distanza ha impedito di partecipare delle pubbliche dimostrazioni della patria; ed io ve li presento con quella confusione che in me cagiona e la conoscenza della propria debolezza, e il rispetto di così gran personaggio, ma con quella fermezza, che sente in se
chiunque è sicuro di dire il vero. E poiché la generosità degli animi grandi ivi apparisce maggiore, ove minore sia l'oggetto, al quale si rivolge, io ardisco sperare che Voi non isdegnerete di approvare i profondi inalterabili sentimenti, coi quali ho l'onore di dirmi.
Di V. E.
Di Napoli li 15 marzo 1777
Devotiss. Obbligatiss. Ossequiosiss. Serva
Eleonora de Fonseca Pimentel
Interlocutori
La virtù
L'invidia
Coro dei Geni, seguaci della Virtù, fra li quali, distinti:
Lo zelo
La fedeltà
Coro delle Furie, e dei Mostri infernali
seguaci dell'Invidia,tra li quali, distinti:
Il livore
Il tradimento
Coro di Ninfe del Tago, e di Deità Marine