Sumário
Carta de X para Jommelli (5 de Março de 1771)
Ano
1771
Biblioteca/Arquivo
Arquivo Nacional da Torre do Tombo
Cota
AHMF - Casa Real, Livro 2996, ff. 31v-32v

Março, 5


Para Jommelli,

 

Ho ricevuta la sua tanto sospirata lettera dal 27 dicembre dell’anno trascorso 1770, la quale m’è capitata non prima d’ora in che si contano 22 febbraio.

Chi crederebbe mai, caro Signor Jommelli, che invece di ricever il resto di tutta l’opera dell’ Ezio, m’aveva di trovar con soli i recitativi dell’atto 2.º e 3.º della suddetta che lei adesso mi manda, senza veruna delle arie rispettive? Chi non aveva d’aspettare un simil mancamento, per cause delle sue deplorabili malattie accennate da lei, se si vedono tre opere fatte in Italia, per altri Teatri? Chi potea immaginare che il Signor Jommelli aveva da preferire il Teatro reale di Roma al Teatro reale di Sua Maestà Fidelissima da cui è lei provveduto d’ una annua pensione di quattrocento zecchini, che gli furono accresciuti dopo di contentarsi da trecento? A chi non sarà più che strano il sentir dire adesso al Signor Jommelli, in questa sua lettera, che il gran guadagno dall’Opera di Roma lo sedusse, senza ricordarsi della sua privata scrittura del 20 agosto 1769 ibi :

 
Prometto ancora, infine, io sottoscritto di non impegnarmi da qui in avanti a più tali altri servizi né accettare più tali altri impegni che possano impedirmi il puntuale adempimento di quanto di sopra ho promesso, o servirmi di pretesto o scusa ad ogni mio mancamento.

 
Se il Signor Jommelli passasse sotto gli occhi quest’articolo della sua privata scrittura, quando è andato a Roma per consiglio del suo Medico, o non andarebbe affatto, o non andarebbe prima di soddisfare a questo articolo della suddetta scrittura.

Passa lei, nella sua lettera, a domandar il perdono avanti di far l’opera di Roma, che fece poco dopo. Domandar perdono, e seguitar il fallo è una nuova idea di pertimento. Né la mia amicizia, né la mia protezione e buon cuore, a che lei si racomanda adesso, possono giovargli, perché l’amicizia richiede una vera corrispondenza; e la protezione e buon cuore domandano sincerità e vere scuse.
Questo mancamento non sarebbe mai stato da me creduto, ma adesso che lo vedo verificato con tanto mio dispiacere, non solo non posso discolparlo, ma nemmen lasciar di ricordarmi, che colla di lei Messa è accaduta l’istessa disgrazia, la quale per non arrivar a tempo si cantò nell’anno seguente.
Ho gran paura che l’opera degli anni di Sua Maestà Fidelissima il nostro augusto sovrano, abbia di correr l’istessa fortuna dell’ Ezio, perché il Signor Jommelli non conta il tempo che tardano i corrieri, quello che portano le copie delle parti, cavati quello che passa per lo studio de’ cantanti, le soverchie prove che si bisognano, e che sogliono farsi per acquistar quella accurata perfezione con la quale s’eseguiscono qui le di lei opere.
Perdoni il caro Signor Jommelli se li parlo tanto chiano, ma creda lei che in mé non agisce più l’adulazione che la sincerità. Ho voluto in questa mia lettera palesarli tutto il mio


cuore, perché veda ch’io giudico le cose senza parzialitá. Sarò pienamente contento e soddisfatto se lei, pensando alla sua quiete, come m’ha assicurato da principio, procura compir di qui in avanti com l’accordato del 20 Agosto 1769 prima che passi a servir gli altri Teatri, perché questo è l’obbligo a che lei s’ha soggettato nella suddetta scrittura, ed io l’ho confermato, quando l’ho mandato adire, che dopo d’aver compito con l’accordo di detta scrittura potea far del resto a suo piacere. Questo nonostante, sono sempre pronto a servirla, protestandomi con tutta la stima di lei

Amico ed affettuoso servitore

Belém 5 marzo 1771

P. S. Non è minore la mia paura in circa Sua Maestà Fidelissima, che a vista di tal condotta non voglia seguitar il concorso di questa pensione, trovandosi preferito degli altri Teatri al suo, perché vede 3 opere fatte da lei mentre che non ha potuto in più d’anno e mezzo aver la prima che è stata ordinata da lui.

 

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Março 5                       Para Jommelli

 

Hó ricevuta la sua tanto sospirata lettera dal 27

Decembre dell’anno trascorso 1770, la quale ne’é capitata

non prima d’ora in che si contano 22 Febraro.

Chi crederebbe mai, caro Sig.re Jommelli, che in

vece di ricever il resto di tutta l’opera dell Ezio, m’aveva


di trovar con soli i recitativi dell’atto 2.º e 3.º della sud.ª

che lei adesso mi manda, senza veruna delle arie rispettivé?

Chi non aveva d’aspettare un simil mancamento, per cause

delle sue deplorabili malatie accennate da lei, se si vedono tre

opere fatte in Italia, per altri Teatri? Chi potea immaginare,

che il Sig.r Jommelli aveva da preferire il Teatro reale di

Roma al Teatro reale di S. M. F. da cui è lei proveduto d’

una annua pensione di quatro cento zecchini, che gli fu=

rono accresciuti dopo di contentarsi da trecento? A chi non

sará piu che strano il sentir dire adesso al Sig.re Jommelli,

in questa sua lettera, che il gran guadagno dall’Opera di Roma

le sedusse, senza ricordarsi della sua privata scritura del 20

Agosto 1769 ibi =

Prometto ancora, in fine io sottoscritto di non impe=

gnarmi da qui in avanti a piú tali altri servizii ne

accetari piu tali altri impegni, che possano impedirmi

il pontuale adempimento di quanto di sopra ó promesso,

ó servirmi di pretesto, ó scusa ad ogni mio mancamento.

Se il Sig.re Jommelli passassi sotto gli occhi quest’articolo della sua

privata scrittura, quando é andato a Roma per consiglio del suo

Medico, o non andarebbe affatto, ó non andarebbe prima de sodis=

fare a questo articolo della sud.ª scrittura.

Passa lei, nella sua lettera a domandar il perdono avanti

di far l’opera di Roma, che feci poco dopo. Domandar perdono,

e seguitar il fallo ó una nuova idea di pertimento. Ne la

mia amicizia, ne la mia protezione, e buon cuore a che lei

si racomanda adesso, possono giovargli; perche l’amicizia ri=

chiede una vera corrispondenza; e la protezione e buon cuore

domandono sincerita, e vera scuse.

Questo mancamento non sarebbe mai stato da me cre=

dutto; ma adesso che lo vedo verificato con tanto mio dispiacere,

non solo non posso discolparlo, ma ne men lasciar di ricordarmi,

che colla di lei Messa é accaduta l’istessa disgrazia, la quale

per non arrivar a tempo si cantó nell’anno seguente.

Hó gran paura che l’opera degli anni di S. M. F. il nostro

augusto sovrano, abbia di correr l’istessa fortuna dell’Ezio; per=

che il Sig.re Jommelli non conta il tempo che tardano i corrieri,

quelo che portano le copie delle parti cavati, quello che passa

per lo studio de' cantanti, le soverchie prove che se bisognano,

e che soglino farsi per acquistar quella accurata perfezione, con

la quale s’eseguiscono qui le di lei opere.

Perdoni il caro Sig.re Jommelli se li parlo tanto chiano, ma

creda lei, che in mé non agisce piú l’adulazione che la sin=

ceritá. Ho volsuto in questa mia lettera palesarli tutto il mio


cuore, perche veda ch’io giudico le cose senza parzialitá.

Saró pienamente contento e sodisfato se lei, pensando alla

sua quiete, comé m’á assicurato da principio, procura com=

pir di qui in avanti com l’accordato del 20 Agosto 1769

prima che passi a servir gli altri Teatri; per che questo

é l’obligo a che lei s’á soggetato nella sud.ª scrittura, ed

io l’ó confermato, quando l’hó mandato adire, che dopo

d’aver compito con l’accordo di d.ª scrittura potea far del

resto a suo piacere. Questo non ostante sono sempre pronto,

a servirla protestandomi con tutta la stima di lei.

                                     Amico ed affetuoso servitore

Bellem 5 Marzo 1771

             P. S.

Non é minore la mia paura in circa S. M. F., che á vista

di tal condota non voglia seguitar il concorso di questa pen=

sione; trovandosi preferito degli altri Teatri al suo; per che

vede 3 opere fate da lei mentre che non á potuto in piú

d’anno e mezzo aver la prima che é stata ordinata da

lui.