Sumário
Carta de X para Jommelli (18 de Junho de 1771)
Ano
1771
Biblioteca/Arquivo
Arquivo Nacional da Torre do Tombo
Cota
AHMF - Casa Real, Livro 2996, ff. 35-35v

Dito, 18


Para Jommelli,

 

Ecco una mancanza di più, ed un’opera di meno. Ecco una fatica senza frutto, ed un’opera intempestiva. In vece d’apresentarsi il resto dell’ Ezio, per servire agli anni di Sua Maestà Fidelissima il nostro Augusto Sovrano, si mise lei a scrivere la Climede, il fine della quale si contentò di spedire 5 giorni prima del dì sei del corrente. E bastava ritardarsi una posta, per arrivar dopo il suddetto giorno. Fu sustituito l’Ezio colla Semiramide, perche quest’opera si trovava di tutto ammanita e pronta. Ma non era l’istesso in circa Le avventure di Climede, per la quale non c’era né scenario, né vestiario, né gli altrezzi necessarii.

Chi aveva d’aspettar sino agli ultimi momenti senza prevalersi di un’altra opera per il suddetto giorno? In questo caso fu scelta La clemenza di Tito. Ecco due opere vechie per le più solenni funzioni, che abbiamo nella nostra Corte. Ecco le due prime e principali commissioni senza poter essere eseguite. Ma ecco tre opere fatte, in questo mentre per i Teatri d’Italia.

Nella mia lettera del 19 marzo fu lei avvertito da me di mandarmi le arie dell’Ezio. O fossero li originali ovvero le copie, ma lei in questo misterioso punto non ha risposto nulla. Instato però ultimamente dal ministro il Signor d’Almada per rispondere alla mia del 28 gennaio, si contenta di dire appena, queste misteriose parole.
A quest’ora delle altre mie, e particolarmente da quelle


scritte, una di qui data 20 dicembre 1770 e due altre, una di tre ed un’altra a dì dieci gennaio del corrente 71, che io feci consegnare addirittura alla posta di Spagna......... avrà Vostra Signoria Illustrissima rilevato le ragioni di mio ritardo per il compimento dell’ Ezio.

1.º È di notarsi che lei sustituice la parola mancanza colla parola ritardo per non confessare addiritura aver mancato con le arie che non aveva fatte, essendo naturale, di dire come, quando e per qual via aveva mandate le suddette arie. 2.º Non è stato possibile quanto a queste benedette arie, che lei chiaramente confessi in nessuna delle di lei lettere che le abbia mandate. 3.º che le tre lettere da lei accusate non sono mai arrivate alle mie mani, essendo di notare, che tutto il resto della di lei musica fu tutta consegnata fin qui.

Dopo tutto il menzionato in questa mia presente lettera sonno obbligato a dirgli, per ultima conclusione, che quando lei voglia seguitar il servizio di Sua Maestà Fidelissima ha da compiere religiosamente la sua privata scrittura, facendo la rimessa dell’opera destinata agli anni di Sua Maestà Fidelissima la Regina per tutto il mese di novembre anteriore, e quelle del nostro sovrano per tutto il febbraio dell’anno seguente. E ciò è l’istesso che io da principio le ho racomandate, e protestato per l’Ezio, in lettera del 12 agosto 1770: e la Cleomede per tutto per tutto il febbraio del 1771, in lettera del 16 novembre 1770. E gli assicuro che Sua Maestà Fidelissima non si dà per ben servito altrimenti, poi non vuol esperimentare un’altra volta una simile condotta.

In conclusione di ciò, e sotto la condizione dell’accennato sopra ordina la Maestà Sua Fidelissima che lei mandi le arie che mancano del 2.º e 3.º atto dell’Ezio; e immediatamente entri a scrivere l’opera intitolata Il trionfo di Clelia che ora gli rimetto acclusa, destinata per il giorno natalizio di Sua Maestà Fidelissima la Regina dell’anno venturo del 1772, e l’altra per gli anni di Sua Maestà Fidelissima il nostro augusto sovrano per 6 giugno dell’istesso anno gli sarà rimessa a tempo d’essere spedita nel termine sopra accenato.

In quanto alla capacità degli attori resta lei ben informato dalle mie trascorse lettera con le altre del poeta Martinelli. Io resto contento se lei arriva a conoscere che io non posso, né devo servirlo in nulla, che possa essere opposto alla giusta e compiuta soddisfazione del servizio di Sua Maestà Fidelissima il mio Augustissimo Padrone, avendo concorso fin adesso, como lei ha sperimentatto, in tutto ciò che era de’ giusti suoi interessi. Resto eccetera.

Belém 18 giugno 1771.

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D.º 18              Para Jommelli

 

                        Ecco una mancanza di più, ed’un’opera di meno. Ecco una fatica

                        senza frutto, ed un’opera intempestiva. In vece d’apresentarsi il resto dell’

                        Ezio, per servire agli anni di S. M. F. il nostro Augusto Sovrano, si me=

                        si lei a scrivere La Climede, il fine della quale si contentó di spe=

                        dire 5 giorni prima del di sei del corrente. E bastava ritardarsi una

                        posta, per arrivar dopo il sud.º giorno. Fú sustituito l’Ezio colla

                        Semiramide, perche quest’Opera si trovava di tutto ammanita e

                        pronta; ma non era l’istesso in circa Le avventure di Climede,

                        per la quale non ciera ne scenario, ne vestiario, ne gli altrezzi neces=

                        sarii.

                                    Chi aveva d’aspetar sino agli ultimi momenti senza pre=

                        valersi d’un altr’opera per il sud.º giorno? In questo caso fu scel=

                        ta La Clemenza di Tito. Ecco due opere vechie per le più solen=

                        ni fuzioni, che abbiamo nella nostra Corte. Ecco le due prime, e prin=

cipali commissioni senza poter essere eseguite. Ma ecco tre ope=

re fatte, in questo mentre per i Teatri d’Italia.

Nella mia lettera dal 19 Marzo fu lei avvertito da me=

di mandarmi le arie dell’Ezio; ò fussere li originali o vero le

copie, ma lei in questo misterioso punto non à risposto nulla. Ins=

tato pero ultimamente dal ministro il Sig.r d’Almada per rispon=

dere alla mia del 28 Gannaro, si contenta di dire appena, ques=

te misteriose parole.

A quest’ora delle altre mie, e particolarmente da quelle


scritte, una di qui data 20 Decembre 1770: e due

altre, una di trè, ed un’altra à di dieci Gennaro del

corrente 71, che io feci consegnare a dirittura alla

posta di Spagna...................avra V. S. Ill.ma rilevato le

ragioni di mio ritardo per il compimento dell’Ezio.

1.º E’di notarsi che lei sustituice la parola mancanza

colla parola ritardo per non confessare a diritura aver man=

cato con le arie che non avveva fatte, essendo naturale, di

dire comme, quando, e per qual via avveva mandate le

sud.e arie. 2.º Non è stato posibile quanto a queste be=

nedette arie, che lei chiaramente confessi in nissuna delle di

lei lettere che le abbia mandate. 3.º che le tre lettere

da lei accusate non sono mai arrivate alle mie mani; essen=

do di notare, che tutto il resto della di lei musica fú tutta

consegnata fin qui.

Dopo tutto il mensionato in questa mia presente

lettera sonno obbligato a dirgli, per ultima conclusione,

che quando lei voglia seguitar il servizio di S. M. F. à da

compire religiosamente la sua privata scrittura, faccendo

la rimessa dell’Opera destinata a gli anni di S. M. F. la

Regina per tutto il mese di Novembre anteriore, e quelle del

nostro sovrano per tutto il Febraro dell’anno seguente. E ciò

é l’istesso che io da principio le ó racomandate, e protestato

per l’Ezio, in lettera del 12 Agosto 1770: e La Cleomede per

tutto per tutto il Febraro del 1771, in lettera del 16 Novembre

1770: E gli assicuro che S. M. F. non si dà per ben servito

altrimenti, poi non vuol esperimentare un’altra volta una

simile condota.

In conclusione di ciò, e sotto la condizione del accena=

to sopra ordina la M. S. F. che lei mande le arie che

mancano del 2.º e 3.º atto dell’Ezio; e immediatamente entre

a scrivere l’opera intitulata = Il Trionfo di Clelia = che

ora gli rimetto aclusa, destinata per il giorno natalizio di

S. M. F. la Regina dell’anno venturo del 1772, e l’altra

per gli anni di S. M. F. il nostro augusto sovrano per 6 Giugno

dell’istess’anno gli sarà rimessa a tempo d’essere spedita

nel termine sopra accenato.

In quanto alla capacità de gli Attori resta lei ben

informato dalle mie trascorse lettere con le altre del Poeta

Martinelli. Io resto contento se lei arriva a conoscere che io

non posso, ne devo servirlo in nulla, che possa essere oposto

alla giusta, e compita sodisfazione del servizio di S. M. F.

il mio Augustissimo Padrone, avendo concorso fin adesso,

como lei à sperimentatto, in tutto ciò che era de' giusti suoi

interessi. Resto &.ª

bellem 18 Giugno 1771.