Sumário
Carta de Martinelli para Jommelli (18 de Março de 1771)
Ano
1771
Biblioteca/Arquivo
Arquivo Nacional da Torre do Tombo
Cota
AHMF - Casa Real, Livro 2996, ff. 33-33v

Dito, 18


Para Jommelli


Carta de Martinelli

Poeta

 

Mio Carissimo Signor Maestro

Belém li 18 marzo 1771

Conosco dalla sua lettera del 20 febbraio passato consegnatami dal Signor Pietro Guiseppe, che lei non ha ancora ricevuto altra mia lettera scrittagli da Salvaterra in data de 10 gennaio nella quale (oltre il dargli notizia del felicissimo incontro e particolare aggradimento della musica delle due opere La Semiramide ed il Cacciatore deluso avuto dalle Loro Maestà) vi era una piccola cartina con le parole dell’aria che chiude la scena XI dell’Atto 1.º troppo necessaria, non solo seguendo il cambiamento di scena, ma per obbligo indispensabile per non far entrar dentro il primo soprano senza cantar l’aria. Quella poi in fine della scena XIII è uma cavatina, che, come lei ben comprenderà, mi parve necessaria per chiudere una scena, che è la prototipa dell’intreccio del dramma. Che perciò (sempre sotto la sua correzzione) quando lei non stimasse opportuno che il primo soprano cantasse due pezzi di musica nel primo atto, crederei più necessario che cantasse l’aria che chiude la scena XI (che a parte nuovamente gli trasmetto) che quella della scena XIII. Onde di questa risolva a suo piacere mentre (non scrivendola) rimedierò per detta cavatina con due versi di recitativo, col quale farò entrar dentro il personaggio.

Passando adesso a cosa di maggior premura e segretezza. Per ordine avuto dal nostro Signor Pietro Giuseppe direttore de’ spettacoli di Sua Maestà Fidelissima gli notifico il seguente suo sentimento in circa il trattato dell’amico A....     Egli adunque fu quello che promosse l’affare a Sua Maestà Fidelissima a motivo del suo gran desiderio, che mi communicó con la nota sua lettera a lei trasmessa, e nuovamente ricevuta. In oggi da un’altra lettera di detto A... a lei diretta, ed a me trasmessa si spiega, che dopo il Carnevale 1773 verrebbe a servire Sua Maestà Fidelissima, oppure che saria sua cura di liberarsi dall’impegno di Napoli (che a lui comincia dal mese di aprile 1772 e gli termina a Carnevale 1773) e quindi venire al servizio di questa Real Cappella per sei anni, purché potesse ottenere un’annua pensione. A queste sue proposizione mi vien dato ordine di rispondere. Primo, che circa all’onorario, Sua Maestà Fidelissima non avanzerá niente più di quello che fu espresso nella minuta ultimamente a lei trasmessa. Secondo. Sua Maestà non accetta l’offerta di venirlo a servire dopo il Carnevale 1773. Terzo. Che volendo una vitalizia pensione l’accennato A...... non sarebbe lontano il detto Signor Pietro Giuseppe di ottenerglelo dalla Maestà Sua purché il medesimo A......, liberatosi dagli accennati impegmi, venga al servizio di Sua Maestà dentro questo corrent’anno 1771, e che precisamente si ritrovi a questa Real Corte tutto al più tardi dentro il mese di novembre 1771, e per il servizio di otto anni consecutivi. Per specificare la pensione che il medesimo A.... goderà annualmente è dovere che sia informato che la gloriosa memoria del Re Giovanni V instituì queste pensioni per li musici con l’obbligo di servire 24 anni ed indi ottnere la metà dell’onorario della Patriarcale da goderselo ove più lor piacesse. La seconda istituzione fu di 12 anni, e similmente di ottenere la metà dell’onorario. Ma questa non fu per tutti i musici che continuamente vengono a servire Sua Maestà Fidelissima, ma per quelli di più merito e virtù. Il Reina dopo che avrà servito 12 anni avrà trentamila reis di pensione per mese: ed il Jozzi che solo servì sei anni, non ebbe altro premio che 10 mila reis per mese. Il detto A..... dunque dopo il servizio di otto anni otterrà la pensione vitalizia di trenta mila reis per mese, che in nostra moneta fanno diciotto zecchini e tre quarti.

Finalmente per non moltiplicar lettere, essendo queste le ultime determinazioni, quando il mentuato A.... acconsentisse a quanto di sopra si è espresso, mi vien dato ordine dal Signor Pietro Giuseppe di serivergli che lei sulla sua parola, confermata ed autenticata, con altra lettera che in data di oggi gli scriverà, resta scritturatto e fermato a questo Real Servizio, riserbandosi di poi, di far passar gli ordini all’Ambasciadore di Sua Maestà Fidelissima per formar la scrittura e disborsar quella somma di denaro già indicata nella trasmessa nota per il viaggio.

In altro ordinario gli scriverò più a lungo in circa all’opera Le avventure di Cleomede, quale credo debba fare un buon effetto. Lei mi voglia bene, e si persuada ch’io sono suo vero, e sincero amico. Ed abbracciandolo cordialmente mi dico.

Di lei Signor Maestro Carissimo Devotissimo et obbligatissimo servitore ed amico vero Martinelli.

 

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D.º 18              Para Jommelli              Carta de Martinelli

Poeta   Mio Cariss.mo Sig.r Maestro                  Belem li 18 Marzo 1771

 

            Conosco dalla sua lettera dé 20 Febró pto consegnatami dal

            Sig.r Pietro Guiseppe, che lei non á ancora ricevuto altra mia

            Lettera scrittagli da Salvaterra in data de 10 Gen.º nella quale

            / oltre il dargli notizia del felicissimo incontro e particolare

            aggradimento della musica delle due Opere La Semiramide

            ed il Cacciator deluso avuto dalle LL MM. / vi era una

            piccola cartina con le parole dell’aria che chiude la scena

            XI dell’Atto 1.º troppo necessaria, non solo seguendo il cambiam.to

            di scena, ma per obligo indispensabile per non far éntrar den=

            tro il p.º soprano senza cantar l’aria: Quella poi in fine della

            scena XIII é uma cavatina, che, come lei ben comprenderá

            mi parve necessaria per chiudere una scena, che é la prototipa

            dell’intreccio del Dramma; che perció / sempre sotto la sua

            correzzione / quando lei non stimasse opportuno che il p.º soprano

            cantasse due pezzi di musica nel p.º atto, crederei piú necessario

            che cantasse l’aria che chiude la scena XI / che a parte

            nuovamente gli trasmetto / che quella della scena XIII: onde

            di questa risolva a suo piacere mentre / non scrivendola / ri=

            medieró per detta Cavatina con due versi di recitativo, col quale

            farò entrar dentro il personaggio.

                        Passando adesso a cosa di maggior premura e segretezza:

            Per ordine avuto dal nostro Sig.r Pietro Giuseppe direttore dé

            spettacoli di S. M. F. gli notifico il seguente suo sentimento

            in circa il trattato dell’amico A.....     Egli adunque fú quello

            che promosse l’affare a S. M. F. á motivo del suo gran desiderio,

            che mi communicó con la nota sua lettera a lei trasmessa, e

            nuovamente ricevuta. In oggi da un altra lettera di d.º A...

            a lei diretta, ed a me trasmessa si spiega, che dopo il Carne=

            vale 1773 verrebbe a servire S. M. F., oppure che saria sua

            cura di liberarsi dall’impegno di Napoli / che a lui comincia

            dal mese di Aprile 1772 e gli termina a Carnevale 1773 / e

            quindi venire al servizio di questa Real Cappella per sei anni,

            purche potesse ottenere un’annua Penzione. Á queste sue

            proposizione mi vien dato ordine di rispondere: Primo, che

            circa all’Onorario, S. M. F. non avanzerá niente più di

            quello che fu espresso nella minuta ultimamente a lei tras=

            messa. Secondo. S. M. non accetta l’offerta di venirlo a

            servire dopo il Carnevale 1773. Terzo. Che volendo una vi=

            talizia penzione l’accennato A...............non sarebbe lontano

            il d.º Sig.r Pietro Giuseppe di ottenerglelo dalla M. S. purche


            il medesimo A......, liberatosi dagli accennati im=

            pegmi, venga al servizio di S. M. dentro questo corrent’

            Anno 1771, e che precisamente si ritrovi a questa Real

            Corte tutto al piú tardi dentro il mese di Nov.e 1771; e

            per il servizio di otto Anni consecutivi. Per speci=

            ficare la pensione che il medesimo A....goderá an=

            nualmente é dovere che sia informato; Che la gloriosa

            memoria del Ré Giovanni V. instituì queste pensioni per

            li Musici con l’obligo di servire 24 anni, ed indi otte=

            nere la metá dell’onorario della Patriarchale da goder=

            selo ove piú lor piacesse. La seconda istituzione fú

            di 12 anni, e similmente di ottenere la mettá dell’Ono=

            rario; ma questa non fú per tutti i Musici che continua=

            mente vengono a servire, S. M. F., ma per quelli di piú

            merito, e virtú. El Reyno doppo che avrá servito 12 anni
            avrá trenta mila reis di pensione per mese: ed

            il Jozzi che solo servi sei anni, non ebbe altro premio che

            10 = mila reis per mese. Il detto A...........dunque doppo

            Il servizio di otto anni otterrá la pensione vitalizia di

            Trenta mila reis per mese, che in nostra moneta fanno

            Dicidotto zecchini e tre quarti.

                        Finalmente per non moltiplicar lettere, essendo

            queste le ultime determinazioni, quando il mentuato A....

            acconsentisse a quanto di sopra si é espresso, mi vien

            dato ordine dal Sig.r Pietro Giuseppe di serivergli che lei

            su la sua parola, confermata, ed autenticata, con altra

            lettera che in data di oggi gli scriverá, resta scrituratto,

            e fermato á questo Real Servizio, riserbandosi di poi, di

            far passar gli ordini all’Ambasciadore di S. M. F. per

            formar la scrittura, e disborsar’ quella somma di denaro

            giá indicata nella trasmessa nota per il viaggio.

                        Jn altro ordinario gli scriveró piú a longo in circa

            all’Opera Le Avventure di Cleomede, quale credo debba

            fare un buon effetto. Lei mi voglia bene, e si persua=

            da ch’io sono suo vero, e sincero amico; ed abbracciandolo

            cordialmente mi dico.

            De lei Sig.r Mro Cariss.mo          Devotiss.mo et oblig.mo servitore

                                                                                    ed amico vero

                                                                        Martinelli.