- Sumário
- Capitolo di lettera del Signor Antonio Zucchi di Milano del 30 Marzo 1774
- Ano
- 1774
- Biblioteca/Arquivo
- Arquivo Nacional da Torre do Tombo
- Cota
- AHMF - Casa Real, XX / Z / 77 (11) - caixa 7092, s.f.
Capitolo di lettera del Signor Antonio Zucchi di Milano del 30 Marzo 1774
Non mancai di tosto chiamare il Motta ed il Mazza, sartori del Teatro, e communicarle le doglianze da voi tramandatemi. Essi dissero che altro è un carattere espresso di un abito, altro è imitare una Nazione, ma in scena, ma sul teatro. Sul teatro di opere e drammi seri s’usano vestiti all’Eroica. Eppure non trovarete nazione che tra li uomini mettino li fianchetti e disteso l’abito come una Signora di Corte. All’Eroica due soli metodi si usano negli abiti, cioè corti alla Romana e longhi alla Persiana, Turca. Il carattere dell’opera L’Olimpiade si fece in Milano, Torino, Venezia, Roma e tutti li primi teatri d’Italia misero in scena abiti longhi, però hanno li calzoni a braghesse, che si vedono. Da niuno furono mai criticati, molto meno rimproverati. E dal longo, al troppo longo, questo era rimediabile, primo a misura della statura del cantante, poi quasi tutti sono con finto sottabito, che scorciato non può far alcun difetto, perché l’apparente abito superiore resta intatto, e per l’accorciatura non si fa mostruosità, perché al disotto li calzoni intieri sono ricamati. E poi venne raccomandazione di farli longhi. A me non fanno alterazione simili doglianze, perché mi spiacerebbe se si lagnassero del prezzo (che li sartori molte volte da me strangolati ne hanno del pregiuizio). Oppure
se si lagnassero della finezza, della richezza, del travaglio. Ma se il farli più corti è dell’interesse de’ sartori, perché dunque li fecero lunghi, se non per secondare l’ordine e per adattarsi all’uso del carattere teatrale. Per vostra consolazione e tranquillità di animo vi accerto che li vostri ordini e comandi per la Corte di Lisbona, sono da me non solo accolti con interessamento d’onore, ma eseguiti con tutta l’attenzione, sollecitudine, ed ideabile magnificenza possibile, e vantaggio. Motta e Mazza sono circa 40 anni che fanno li Professori de’ sartori di teatro, e servono moltissimi teatri dell’Italia. Circa poi li Pastori e Ninfe, che dite poverissimi, questo non lo è nel loro carattere, sendo preciso dovere che li attori cantanti siano a prima vista distinti dalli altri, che sono comparse. Se poi in simili casi si vorranno abiti ricamati, e maestosi come li attori, al semplice avviso saranno eseguiti. Ma in Italia sarebbe un difetto, un errore de’ sartori. In un’opera quello che conta sono gli attori; e li pastori, ninfe, sacerdoti, paggi, Grandi del Regno, basta che siano al loro carattere discretamente ben vestiti, che siano estinti dalle ultime comparse di Soldati, Guardie, Marinari..
P. S. Tornarono di nuovo Motta e Mazza a dirmi che il vestiario dell’Olimpiade, oltre la loro cognizione, non fidandosi di se medesimi, dopo lette le istorie, presero parere, consiglio e
determinazione dal Tenente Gamerra, Poeta di questo Regio Ducal Teatro di Milano. Dissero che li musici, quando devono vestire alla longa, sempre si lagnano, bramando abiti curti e calzoni alla Francese. Con gli abiti longhi vi vogliono papozze, e con gli abiti curti, ed alla Romana, li stivalini. Essi suppongono che tutte le quistioni derivino da Carlo Reina, perché disse loro avanti che partisse da Milano, che la commissione degli abiti sarebbe venuta a suo padre Antonio Reina. Non so come, quando, ed a che prezzo sarebbero fatti, oltreché li sartori non lo servirebbero, com’essi dicono. E mi dissero che per altre future commissioni sarà bene dargli le longhezze e mandare un figurino per li abiti, come si desidera, non abbisognando che siano miniati, perché li colori, disegni de’ ricami vi penseranno loro. E così riuscirà il lavoro a tutto piacere, e non vi saranno repliche e rimproveri. Di poi io stesso volli leggere il programma di detta opera L’Olimpiade, e vidi che si rappresenta in Elide nella Grecia, e però tanto li Greci, come li Persiani sono abiti alla longa, tale essendo il carattere di detta opera, come potrete leggere nelle opere dell’Abate Metastasio Poeta Cesareo.
Capitolo di Lettera del Sig.re Antonio Zucchi di Milano de’ 30
Marzò 1774
Non mancai di tosto chiamare il Motta, ed il Mazza Sartori del Teatro,
e communicarle le doglianze da voi tramandatemi; Essi dissero,
che altro e’un’carattere espresso di un’abito, altro e’imitare
una Nazione, mà in scena, mà sul Teatro. Sul Teatro di,
Opere, e Drammi serj s' usano vestiti all’Eroica; eppure non
trouarete nazione che trà li vomini mettino li fianchetti, e
disteso l’abito come una Sig.ª di Corte. All’Eroica due soli
metodi si usano nelli abiti, cioè curti alla Romana , e
longhi alla Persiana, Turca : Il carattere dell’Opera
l’Olimpiade si fece in Milano, Torino, Venezia, Roma
e tutti li primi Teatri d’Jtalia, misero in scena abiti longhi,
però hanno li Calzoni a braghesse, che si vedono; Da niuno
furono mai criticati, molto meno rimproverati: E dal lon
go, al troppo longo, questo era rimediabile, primo a’misu
ra della statura del Cantante, poi quasi tutti sono con
finto sott’abito, che scorciato non può far’alcun’diffetto, per
chè l’apparente abito superiore resta intatto, e p l’accor
ciatura non si fà mostruosita, perchè al disotto li Calzoni
intieri sono ricamati; E poi venne raccomandazione di farli,
longhi. à me non fanno alterazione simili doglianze, perchè
mi speciarebbe se si lagnassero del prezzo / che li sartori molte
volte da me strangolati ue hanno del pregiuizio /; Oppure
se si lagnassero della finezza, della richezza, del trauaglio; ma’se
il farli più curti è dell’interesse de’ Sartori, perchè dunque li fece
ro lunghi, se non p secondare l’ordine, e p adattarsi all’uso del
carattere Teatrale.
Per vostra consolazione, e tranquillità di animo vi accerto, che li vostri
ordini, e comandi per la Corte di Lisbona, sono da me non solo ac-
colti con interessamento d’onore, mà eseguiti con tutta l’at=
tenzione, sollecitudine, ed ideabile magnificenza possibile, e
vantaggio: Motta, e Mazza sono circa 40 anni, che fanno
li Professori de’Sartori di Teatro, e servono moltissimi Teatri
dell’Italia.
Circa poi li Pastori, e Ninfe che dite poverissimi, questo non lo è
nel loro carattere, sendo preciso dovere che li attori cantanti,
siano à prima vista distinti dalli altri, che sono comparse; se
poi in simili casi si vorranno abiti ricamati, e maestosi come
li attori, al semplice avviso saranno eseguiti; Ma’in Italia
sarebbe un’diffetto, un’errore de’Sartori. In un’Opera quello
che conta sono gli attori; e li Pastori, ninfe, sacerdoti, Pag.
gi, Grandi del Regno &, basta che siano al loro carattere dis-
cretamente ben’vestiti, che siano estinti dalle ultime compar-
se di Soldati, Guardie, marinari, &.
P. S. Tornarono di nuovo Motta, e Mazza à dirmi, che il Vestiario
dell’Olimpiade, oltre la loro cognizione, non fidandosi di se
medesimi, dopo lette le Istorie, presero parere, consiglio, e
determinazione dal Tenente Gamerra, Poeta di questo Regio
Ducal Teatro di Milano; Dissero che li Musici quando de-
vono vestire alla longa, sempre si lagnano, bramando abiti
curti, e calzoni alla Francese: Con gli abiti longhi vi voglio-
no Papozze, e con gli abiti curti, ed alla Romana li stivali-
ni – Essi supongono che tutte le quistioni derivino da
Carlo Reina, perchè disse loro avanti che partisse da Mila-
no, che la commissione degli abiti, sarebbe venuta à suo
Padre Antonio Reina; non sò come, quando, ed à che
prezzo sarebbero fatti, oltrecchè li sartori non lo servireb-
bero, com’essi dicono; E mi dissero che per altre future com-
missioni sarà bene dargli le longhezze, e mandare un’Figu-
rino per li abiti, come si desidera, non abbisognando che
siano miniati, perchè li colori, dissegni de’ricami / vi pense-
ranno loro; E così riuscirà il lavoro à tutto piacere, e non
vi saranno reppliche, e rimproveri. Di poi io stesso volli
leggere il Programma di detta Opera L’Olimpiade, e vid-
di che si rappresenta in Elide nella Grecia, e però tanto li
Greci, come li Persiani sono abiti alla longa, tale essendo
il carattere di detta Opera, come potrete leggere nelle
Opere dell’abb.te Metastasio Poeta Cesareo.